October 25, 2008
C’è un’astuzia da guerriglieri mediatici degli studenti milanesi, pochi e accerchiati nella roccaforte del Cavaliere, che meriterebbe di essere studiata dall’opposizione, dalla sinistra. Se a Milano la sinistra non si fosse estinta da tempo. “Saremo imprevedibili”, avevano promesso e hanno mantenuto. Il rapporto di studenti mobilitati, rispetto a Roma, è di uno a dieci. Per non parlare dei professori “fiancheggiatori”, quatto gatti. Eppure riescono a far parlare di sé ogni giorno.
Si dividono pezzi di città sulle cartine, come l’altro giorno per il blocco del traffico, e danno l’impressione così di essere moltissimi. Nell’aula della Statale che fu il tempio dei liderini sessantottini, da Capanna a Cafiero, specialisti nel discettare sulle prospettive planetarie del capitalismo, assisto a un collettivo sul tema della comunicazione. Discorsi ruvidi ma affascinanti. Del tipo: “Occupazioni, slogan, cortei, tutta roba che puzza di vecchio. Dobbiamo inventarci ogni giorno una cazzata buona per i notiziari, fare come lui. Il Berlusca quando deve distrarre l’attenzione dal taglio del tempo pieno che fa? Scatena il dibattito sul grembiulino”. E quindi vai con le trovate. Un giorno la lezione in piazza sfidando i capannelli, un altro il sit-in coi libri sulle linee del tram, un altro ancora i messaggi in bottiglia da distribuire ai passanti, poi la festa aperta a tutti (“un momento ludico ci vuole”). “Qualcuno ha un’altra idea?”. Sembra una riunione creativa di pubblicitari.